Sapori autentici

Amarena di Cantiano e Vino di Visciole: sono “boni forte”

8 maggio 2015

A cavallo tra la regione Marche e la regione Umbria, il piccolo paese di Cantiano, conserva una tradizione culturale e gastronomica unica, che lo porta ad essere conosciuto in tutta Italia per la produzione di una tipicità che dal paesino stesso prende il nome: l’Amarena di Cantiano.

La storica ricetta dell’Amarena di Cantiano

Non esiste modo di separare la nascita della ricetta dell’Amarena di Cantiano dalla storia del paesino stesso. Una è parte fondamentale dell’altra.

Tra gli abitanti di Cantiano, fin dalla sua fondazione, intorno all’anno 1000, la ricetta è sempre stata insita nel tessuto culturale del paese, ed è sempre stata tramandata di padre in figlio, di madre in figlia e di abitante in abitante.
Cosa che ha fatto accendere la lampadina nella mente di 2 giovani imprenditori.

A fine ‘800 apriva così la prima produzione artigianale di Amarene di Cantiano che in poco tempo divenne tanto rinomata da attirare, a partire dal secolo scorso, sciami di gente umbra che al ritorno dalle vacanze al mare, “si fermava casualmente” nella storica fabbrica delle amarene, posta sull’antica Via Flaminia.

Nonostante ciò, la fabbrica chiuse e i giorni di gloria dell’Amarena di Cantiano sembrarono terminati, lasciando gli eugubini e i perugini soli con i propri ricordi nostalgici.

In disuso, ma mai dimenticata la ricetta era però destinata ad essere riscoperta.

Era l’anno 2006, quando i due fratelli Lupatelli, Ivan e Igor, decidono di mettersi in proprio fondando l’Az. Agr. Morello Austera, per continuare la tradizionale produzione dell’amarena e iniziare, così, la coltivazione del frutto emblema del paese di Cantiano: la Visciola.

Ma di cosa stiamo parlando? Amarena di Cantiano o Visciola?

Il mistero svelato: si chiama Visciola ma si pronuncia Amarena

In realtà l’amarena di Cantiano altri non è che la Visciola di Cantiano!
Visciola 100%, coltivata nell’entroterra umbro-marchigiano, venne commercializzata agli inizi del ‘900 in tutta l’italia del Nord ed in particolare a Torino, dove semplicemente il frutto “Visciola” non era conosciuto.

Seppur con un’astuzia commerciale, la Visciola di Cantiano prese sempre più piede nel territorio del Nord Italia, con il nome di Amarena.
Frutto più dolce rispetto all’amarena, la ricetta della lavorazione della visciola ottenne richieste addirittura durante la seconda guerra mondiale, quando un Commando Tedesco fece un ordine di Amarene di Cantiano direttamente dal fronte.

La tradizione della visciola nel territorio del Montefeltro

Nonostante il succo di Visciola venisse, addirittura, utilizzato dalla Reale Casa Savoia come bevanda dissetante (veniva chiamata la “Regina delle Bibite”) unita ad acqua ghiacciata, la storia della Visciola è ben più antica.

Occorre tornare al XVesimo secolo, a pochi km da Cantiano, al tempo del Duca Federico da Montefeltro, signore e mecenate del fiorente Ducato di Urbino.

A quel tempo i vini del Montefeltro non erano, per così dire, molto rinomati e apprezzati, soprattutto dallo stesso Duca Federico, cresciuto a forza di bicchieri di vini veneti.
Si narra, infatti, che non bevesse vino che non fosse Vino di Visciole.

La Visciola, prima di diventare confettura, e prima ancora di diventare la Regina delle Bibite, veniva utilizzata, nel Montefeltro, come aggiunta al vino della zona, per addolcirne il sapore e renderne così il gusto più piacevole.

E nacque così l’usanza del Duca di andare a visitare quelle cantine che producessero Vino di Visciole e dare la sua valutazione e “recensione” del tutto unica.

Il Vino di Visciole da zero a “Bono forte”!

Dimentichiamoci i Tre Bicchieri Gambero Rosso, il Vino di Visciole, durante il rinascimento, veniva valutato su una scala di “bono”:

  • Bono“: imbevibile. Voto sotto la sufficienza. Paragonabile al 3 sul registro.
    Tuttavia per non dire apertamente “il tuo vino fa schifo” veniva dichiarato un politico “bono” che però nascondeva ben più dietro.
    Messere, il tuo vino non mi aggrada neanche un poco!
  • Bono Bono“: sufficiente. Sufficienza piena. Senza infamia e senza lode. Un vino di visciole equilibrato ma che non eccelle nel gusto.
    Si può bere, purchè tu mi faccia un bello sconto!
  • Bono Bono Bono“: e qui cominciamo a ragionare. Vino che si guadagna un buon 7 e mezzo.
    Un vino che può ben accompagnare le cene al Palazzo Ducale di Urbino.
  • Bono Forte“: non ci sono paragoni. Il miglior vino di visciole della provincia, degno di un Duca!
    Ancora, ne voglio ancora! Ma è a solo mio uso personale!

Questa scala di “Bontà” viene ancora utilizzata dagli abitanti di Cantiano e paesi limitrofi, in maniera giocosa, per recensire la qualità di un Vino di Visciole senza offendere i sentimenti del produttore.

D’altronde, si può dire: tieniti stretti gli amici (che bevono con te) ma ancor di più chi ti vende il vino, anche se non sempre è “bono forte“!

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